Palidoro

Come l'area di Torre in Pietra anche la cittadella di Palidoro è nata e si è sviluppata urbanisticamente ai bordi della Via Aurelia, e con precisione al suo trentesimo chilometro.

Il nome del centro abitato di Palidoro deriva dal termine latino "paritorum", che nel Medioevo era usato per indicare le antiche rovine. Il manufatto che costituisce il centro del paese è infatti situato sopra i resti di un ponte romano a due archi, ad oggi interrati nel sottosuolo, sotto i quali passava l'attuale fosso di Palidoro (piccolo fiumiciattolo che sfocia in mare), che già prima della costruzione del casale aveva visto il suo corso deviato per l'edificazione forzata.

Ed è proprio questo piccolo corso d'acqua che incrocia la via Aurelia al km 32, e delimita il territorio del Comune di Fiumicino nel suo confine nord con i comuni di Cerveteri e Ladispoli.

All'incrocio con la Via Doganale, che porta verso la frazione di Ceri e quella di Valcanneto, sono stati ritrovati diversi resti di grande valore archeologico risalenti all'epoca romana, come la famosa Statua di Seneca, ora conservata ai Musei Vaticani, e proveniente dalla villa del capitano Virginio Rufo, e di cui ci restano ben visibili ancora oggi alcuni ruderi in opus reticulatum.

Sul luogo limitrofo a Palidoro sorse in epoca medievale un piccolo castello che rivestì una grande importanza strategica e commerciale fino all'inizio del XIV secolo, quando cadde improvvisamente in rovina per motivi storicamente non delineati e fu dimenticato.

Di quell'epoca rimangono apprezzabili le basi delle torri del castello, realizzate in blocchetti di selce e calcare, mentre sono ancora visibili, sotto l'acquedotto di fattura moderna, le spalle del ponte romano e i resti della villa Palidoro. Originariamente il casale si presentava come una tenuta, il cui centro era composto da abitazioni raggruppate.

Questi casali erano abitati da contadini che svolgevano i loro lavori nei campi della tenuta. Spesso i casali erano addossati ad una torre che aveva il compito di ricevere i segnali inviati dalla vedetta costiera, in questo modo si organizzava una milizia armata, composta da contadini che vi abitavano.

La torre di guardia costiera di Palidoro, in buono stato, fu eretta sulla costa durante il periodo delle invasioni saracene a difesa del castello omonimo e sorge su ruderi romani. Attualmente dista dalla linea di costa circa un centinaio di metri.

Dalla torre di Maccarese distava circa 5 miglia (7,5 km.). Questa torre aveva azione di difesa del castello di Palidoro, non a caso, infatti, essa fu costruita all'altezza dell'attuale fosso delle Cadute perchÈ i corsi dei fiumi erano le mete preferite dai pirati per fare rifornimento di acqua.

L'attuale aspetto della torre si deve ai rifacimenti operati da Bernardino Cirilli nel 1562, Commendatore dell'Ospedale di Santo Spirito in Sassia.

L'attivita' prevalentemente agricola dell'entroterra spiega come mai la torre non ebbe rilevanti azioni militari. Secondo la "Relazione" del Grillo del 1624, non e' " tore di molta considerazione" e la Camera Apostolica la rifornisce di un solo barile di polvere da sparo nel mese di agosto. Il Miselli nel suo manoscritto del 1692 dice di aver trovato nella torre un torriere ed un soldato, mantenuti dalla Casa di Santo Spirito, proprietaria del manufatto.

Riguardo la descrizione della torre scrive: "Detta Torre e' situata lontano dalla Marina passi 200 in circa, da Ponente è guardata dalla Fortezza di Palo, discosto da essa poco meno di due miglia, tiene una porta da Greco colla scala di legno per salire al primo piano della Torre, dove poi per mezzo d'una scaletta, che vi e' s'ascende alla Piazza d'armi in cima della Torre".